La clamidia è una infezione sessualmente trasmissibile tra le più comuni, causata da un batterio intracellulare obbligato, Chlamydia trachomatis.

Prima di andare avanti, è indispensabile specificare cosa si intende per infezione sessualmente trasmissibile.

Le infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono un vasto gruppo di malattie infettive molto diffuso in tutto il mondo, che può essere causa di sintomi acuti, infezioni croniche e gravi complicanze a lungo termine per milioni di persone ogni anno, e le cui cure assorbono ingenti risorse finanziarie. Un tempo note come “malattie veneree” e poi come “malattie sessualmente trasmesse”, nell’ultimo decennio sono state rinominate con il termine di Ist.

Gli agenti responsabili delle Ist si trasmettono attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale, orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni vaginali, sangue, saliva). Inoltre, si possono trasmettere attraverso il sangue (es. trasfusioni, contatto con ferite, scambio di siringhe, tatuaggi, piercing) o con i trapianti di tessuto o di organi (Hiv, Hbv, Hcv, Sifilide), ed infine, per passaggio diretto dalla madre al feto o al neonato durante la gravidanza, il parto, o l’allattamento (es. Hiv, virus dell’epatite B, herpes genitale, sifilide, gonorrea, clamidia).

Detto questo, torniamo a parlare di clamidia.

Il professor Cusini, responsabile del centro Mts – Malattie a trasmissione sessuale – del Policlinico di Milano afferma che «Occorre fare attenzione perché spesso è asintomatica», e il dato dell’Istituto superiore di sanità racconta che il 75% delle ragazze infette non si accorge di averla contratta. Ed è questo il motivo di maggiore preoccupazione per i medici perché, se non curata, la malattia porta le donne alla sterilità.

«La clamidia è la più importante causa infettiva di sterilità femminile. Ed è un dramma perché nell’ultimo anno il 43,6% delle infezioni da clamidia è stato riscontrato in giovani sotto i 24 anni», afferma lo stesso Cusini.
Le donne possono essere considerate più vulnerabili per una ragione comune a molte malattie sessualmente trasmissibili: le conseguenze per l’organismo femminile sono più severe.
«Un maschio con la clamidia ha l’uretrite, bruciori, fastidi, o al massimo una prostatite. Nelle donne porta alla sterilità».

Come si trasmetta la clamidia?

La clamidia si trasmette generalmente attraverso i rapporti sessuali di ogni tipo, vaginali, anali e orali.

Una donna gravida infetta può, durante il parto, passare al neonato l’infezione, che si manifesta come un’infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio.

Come viene diagnosticata la clamidia?

La clamidia viene diagnosticata attraverso un esame di laboratorio che può essere effettuato su due diversi tipi di materiale: prelievo da tessuti infetti (tipicamente il tampone vaginale), campione delle urine. Per rispondere alle necessità di una diagnosi rapida e all’esigenza di iniziare rapidamente un trattamento in caso di sospetto clinico, sono stati sviluppati alcuni test rapidi. Oltre al soggetto interessato, è necessario che anche tutti i partner sessuali vengano testati per la presenza del batterio.

Fortunatamente, la clamidia si cura bene ed è facile da trattare con gli antibiotici ma il punto fondamentale è diagnosticarla per tempo!

Se la clamidia nella grande maggioranza dei casi è asintomatica e le eventuali manifestazioni cliniche compaiono dopo 1-3 settimane dal’infezione, come si può prevenire la contrazione di questa infezione?

Viene raccomandata una prassi preventiva con screening annuale per tutte le donne sessualmente attive sotto i 25 anni di età, o per le donne di tutte le età che cambino frequentemente partner sessuali, e per tutte le donne in stato di gravidanza.

L’uso di preservativi riduce notevolmente il rischio di infezione.